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Un comodo tiranno spesso ignorante


informazione e news argomenti di comunicazione correttore automatico puntoevirgolacomunicazione jesiL'avvento del computer ha cambiato profondamente le modalità di lavoro in redazione. Abbandonata la macchina da scrivere (con la conseguente necessità per il linotipista di comporre i testi), il giornalista "invia" per e-mail il testo, completo di titolo e della misura esatta, direttamente nella pagina dove gli è stato riservato uno spazio. Questo modo di "lavorare" consente di pensare e, nello stesso tempo, di scrivere, Non si procede più, come per il passato, prima alla fase di "ideazione" per poi passare, dopo attenta meditazione, alla fase della "scrittura".

L'uso della videoscrittura aiuta sensibilmente il redattore (specie per quanto riguarda la necessità di allungare o accorciare il testo) che ha la possibilità di inserire o togliere in qualunque parte della pagina uno o più periodi senza dover riscrivere tutto, come accadeva con la macchina da scrivere. Inoltre non si ha più la preoccupazione dell'errore di battitura perché ogni computer è dotato di un "correttore ortografico", funzione che utilizza un dizionario memorizzato che verifica che il documento in elaborazione non contenga errori di ortografia, e di un "correttore sintattico" che verifica la correttezza formale della costruzione della frase (soggetto-verbo-complemento).

Grazie a questi correttori siamo tranquilli di non aver fatto errori? Non proprio perché il dizionario memorizzato non contiene tutte le parole di uso corrente e in particolare i nomi della strade, di luoghi o i nomi e cognomi della politica, dell'arte, della cultura. Il correttore sottolinea la parola che non è nel dizionario del pc anche se è corretta o la sostituisce, direttamente e senza preavviso, con un'altra da lui conosciuta.

La supremazia degli strafalcioni

È chiaro che questi strumenti fanno comodo ma non eliminano la necessità di una attenta rilettura del testo con la speranza che il dizionario contenuto nel word processor del giornale non provveda a ricorreggere quello che è stato appena corretto.

Non è raro leggere un interessante articolo sulla poesia di Pier Paolo Pisolini (invece di Pasolini), raffrontata a quella di Ada Merini (invece di Alda) o sulla pittura di Nicola Palazzi (invece di Palizzi), su Via Margotta, la strada degli artisti romani (invece di Via Margutta), sulla Legge Meccanico sull'emittenza radio-televisiva (invece di Maccanico), o sull'intervento al Parlamento del Sottosegretario alla Difesa on. Marco Verbaschi (invece di Versaschi). Non solo i cognomi e i nomi di strade e paesi vengono corretti, ma anche alcuni sostantivi, aggettivi e verbi per cui il Polo Museale di Roma diventa il Polo Mussale, ridìre diventa ridere e masseria diventa masserizia. E in un elzeviro, sul racconto di García Márques il paese di Macondo è diventato Facondo.

C'è poi il problema dei "segni di interpunzione" che, come è noto, servono a dare ordine al pensiero scritto indicando le pause che si debbono fare nella lettura di un testo scritto, il ritmo che l'estensore ha voluto dare al suo pensiero. Ognuno ha un modo personale di usare la punteggiatura e per questo il "correttore ortografico" del computer non interviene per sottolinearne l'uso improprio. Anche se manca un rigido sistema di precetti valido per tutti e per tutti gli argomenti, vi sono però regole generali che suggeriscono l'uso più corretto dei segni d'interpunzione alle quali sarebbe opportuno attenersi.

Gli accenti ignorati

Prendiamo per esempio la "virgola" e i "due punti". Sempre più spesso il loro uso è arbitrario, specie nei titoli. Quando si vuole dare particolare risalto a una frase o a un fatto o spiegare la causa di un certo evento si dovrebbero usare i due punti invece della virgola come è stato fatto in questi titoli di un quotidiano nazionale: "Fisco, spremuto chi paga" o "Autostrade, che disastro" o "Storia e saggio breve, le tracce più gettonate".

Per non parlare degli accenti, ignorati dal correttore. Sarebbe bello poter tornare a scrivere le parole con la giusta accentatura per facilitare gli stranieri e chi ha poca dimestichezza con la grammatica a non commettere errori di pronuncia specie per quelle parole nelle quali lo spostamento dell'accento cambia il signifcato delle stesse come "dà" verbo e "da" preposizione; "sé" promome e "se" congiunzione; "càpitano" verbo e "capitàno" grado che indica un livello della gerarchia militare (parole, queste ultime, che, se accentate giustamente, vengono peraltro evidenziate dal correttore come errore). Peraltro, le maiuscole non si possono accentare.

Quale la conclusione? L'uso dei correttori tendono inevitabilmente ad appiattire il linguaggio alle forme più semplici. Inoltre, l'affidarsi completamente alle competenze ortografiche e grammaticali del computer può concretizzarsi in una legittimazione dell'ignoranza come una delle espressioni della professione giornalistica esercitata da chi delega ad altri (il proprio computer) la determinazione delle scelte ortografiche perdendo il senso e la dignità del proprio lavoro.

[Vittorio Esposito, fonte "Giornalisti"]


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