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news e informazione argomenti di comunicazione oltre la crisi puntoevirgolacomunicazione jesiInnovazione & collaborazione in una globalizzazione etica



«Il capitalismo occidentale ha in genere predicato che è la competizione individuale, piuttosto che la collaborazione, a motivare più efficacemente la gente a lavorare bene, ma nel campo dell'alta tecnologia si è visto che sono state le aziende che hanno promosso la cooperazione a raggiungere risultati di alta qualità».

[R. Sennet, L'uomo artigiano]


Dell'attuale crisi finanziaria si è molto scritto e parlato. Non sarà certo facile trovare una soluzione, ma è importante ricordare che il mondo è ormai una grande piattaforma interconnessa che mette in comunicazione sempre più persone e che offre opportunità simili a chiunque: non importa il luogo, la lingua, la razza o la religione. Questo mondo, però, è anche una rete dalle maglie molto larghe, un ambiente competitivo e rapido.

La facilità d'uso sta anche livellando le barriere di accesso alle tecnologie. Mentre fino a qualche decennio fa, infatti, solo le nazioni dei cosiddetti "Primo e Secondo Mondo" potevano disporre di certe tecnologie, oggi, grazie ad Internet e all'Information Tecnology, anche un non ingegnere può usare, ad esempio, un navigatore satellitare.

Negli ultimi vent'anni abbiamo assistito alla liberalizzazione economica in Cina e in India, al crollo dell'Unione Sovietica e alla prima fase della rivoluzione informatica mondiale. I prossimi vent'anni di questo processo contribuiranno alla promozione della crescita economica globale, all'innalzamento degli standard di vita in tutto il mondo e all'approfondimento sostanziale dell'interdipendenza globale. Allo stesso tempo, verrà scosso quasi ovunque dalle fondamenta lo status quo, determinando una serie di enormi rivolgimenti economici, culturali e politici.

oltre la crisi argomenti di comunicazione puntoevirgolacomunicazione jesiPer mantenere la propria competitività globale, bisognerà monitorare gli sviluppi del business sul piano internazionale e attingere a un bacino globale di talenti molto più ampio. Le alleanze globali, i mercati del capitale umano e le comunità dedite alle "peer production" consentiranno di accedere a nuovi mercati, idee e tecnologie. Sarà necessario gestire le risorse umane e intellettuali superando i confini culturali, disciplinari e organizzativi. Per prosperare, le imprese dovranno conoscere il mondo (compresi i mercati, le tecnologie e le persone). Quelle che non lo faranno si troveranno menomate, impossibilitate a competere in un mondo del business che sarà irriconoscibile in base agli standard attuali.

Per fare tutto questo, sottolineano Tapscott e Williams (2006), non basta limitarsi a pensare globalmente, ma è necessario agire globalmente. I manager che operano in prima linea si stanno rendendo conto che l'azione globale rappresenta una sfida operativa molto complessa, specie quando si è sommersi da una coltre di sistemi e processi ereditati dal passato.

Se andiamo infatti a vedere dati recenti dal punto di vista economico, ci rendiamo conto di quanto sia importante quello che ricorda Fareed Zakaria e che qui di seguito esponiamo brevemente. Negli ultimi decenni in molti Paesi si sono registrati tassi di crescita economica che un tempo sarebbero stati inconcepibili. Nel 2006 e nel 2007, 124 Paesi sono cresciuti a un tasso annuo pari o superiore al 4%; tra questi più di trenta Stati africani, i 2/3 dell'intero continente. L'edificio più alto del mondo si trova a Taipei e verrà presto superato da un altro a Dubai; l'uomo più ricco del mondo è un messicano; la maggior società quotata in Borsa è cinese; la più grande raffineria è in costruzione in India; le maggiori fabbriche si trovano in Cina; Londra sta diventando il principale centro finanziario del mondo; gli Emirati Arabi sono patria dei fondi d'investimento più redditizi; la più grande ruota panoramica del mondo si trova a Singapore; il più grande casinò non è a Las Vegas, bensì a Macao, che ha superato Las Vegas anche sul piano degli introiti per il gioco d'azzardo; la più grande industria cinematografica è l'indiana Bollywood, non Hollywood; dei primi dieci centri commerciali al mondo, solo uno si trova negli Stati Uniti: il più grande è a Pechino (Zakaria, 2008).


La business collaboration


L'elevata competizione internazionale e il rapido cambiamento tecnologico, caratteristiche peculiari ma non esclusive dei settori ad alta tecnologia, spingono le imprese a mostrare atteggiamenti collaborativi. Il significato universale di collaborare consiste nel "contribuire", "concorrere", "cooperare", "dare un contributo in un'attività collettiva".

Come ricorda Sennet, John Dewey è il filosofo della collaborazione: «Soltanto quando è partecipe delle relazioni ordinate del suo ambiente l'organismo si garantisce la stabilità necessaria all'esistenza». Erede dell'Illuminismo e pragmatista, Dewey era convinto che per riuscire a fare le cose occorre comprendere le difficoltà, anziché ingaggiare contro di esse uno scontro frontale. Egli sposò l'idea di società evoluta, di una società cioè che si organizza su basi nuove, al fine di produrre la maggior felicità possibile per il maggior numero possibile di persone. Il progresso di una società, infatti, non dovrebbe misurarsi sulla base dell'incremento del prodotto lordo, come vuole ad esempio l'economia politica, ma in termini di organizzazione sociale.


«Se ci scambiamo un euro avremo sempre e solo un euro, se ci scambiamo un'idea, avremo due idee ciascuno»


Tre punti cardine del pensiero di Dewey sono lo spirito di collaborazione, la solidarietà e il rispetto di ogni iniziativa individuale. Ciascuno, cioè, deve collaborare, compiendo principalmente il proprio dovere: a tutti è demandato il compito specifico di offrire la propria collaborazione, ad esempio ponendo le proprie esperienze al servizio della società, in modo che per il bene e la felicità comune possano essere sempre adottate le scelte e le decisioni migliori (Sennet, 2008).

oltre la crisi argomenti di comunicazione puntoevirgolacomunicazione jesiCarl Rogers, d'altra parte, riconosce nell'empatia (da "empateia", passione, intesa come la comprensione dell'altro realizzata immergendosi nella sua soggettività, senza sconfinare nell'identificazione) quel "quid" che si crea tra paziente e terapeuta o, in generale, tra collaboratori, senza il quale sarebbe impossibile rendere "compartecipi" due persone in modo tale che lo scambio abbia valore. Nel corso degli anni Rogers arriva alla conclusione che un alto grado di empatia in una relazione è probabilmente il fattore più potente nell'apportare trasformazioni e apprendimento (Rogers, 1984).

«Se ci scambiamo un euro, avremo sempre solo e soltanto un euro ciascuno, se ci scambiamo un'idea, avremo due idee ciascuno», questo afferma Peter Gloor nel suo Swarm creativity (2006).

La capacità umana di produrre nuove idee e conoscenze è la fonte dello sviluppo artistico, scientifico, innovativo ed economico. In assenza di tale capacità, le persone, i settori economici e le società ristagnano. In passato le aziende si basavano pesantemente su un approccio "chiuso" e gerarchico alla produzione e allo sfruttamento della conoscenza. Oggi, invece, la conoscenza è sempre più il prodotto di network di individui e organizzazioni che cercano nuove soluzioni per determinati problemi. Questo approccio peer-oriented alla produzione della conoscenza e della condivisione delle informazioni è tutt'altro che inedito nel mondo accademico: è da secoli che la ricerca scientifica prevede la circolazione e lo sviluppo delle scoperte. Per le aziende, però, si tratta di un territorio inesplorato.


Il nuovo modo di concepire l'economia e il business si indica con l'espressione "Wikinomics"


 

Ancora Tapscott e Williams ci ricordano che, oggi, la collaborazione, la pubblicazione, la "peer review" e lo scambio delle informazioni precompetitive stanno diventando fattori critici di successo nell'economia basata sulla conoscenza. L'elemento fondamentale che sta determinando questo cambiamento è la digitalizzazione delle informazioni e delle comunicazioni. Che si tratti di arte, scienza, commercio o cultura, è evidente che tali fattori stanno cambiando le modalità di creazione del valore in ogni ambito della società. La digitalizzazione implica la possibilità di condividere le informazioni, arricchirle tramite una serie di riferimenti incrociati e riutilizzarle per scopi diversi come mai prima d'ora. La conoscenza può svilupparsi più rapidamente all'interno di reti di aziende e istituzioni che attraversano i confini delle diverse discipline senza soluzione di continuità.

Il nuovo modo di concepire l'economia e il business si indica con l'espressione "Wikinomics" ("metafora" di Wikipedia, l'enciclopedia on line a cui tutti possono accedere liberamente). Wikimomics è il mondo in cui milioni di persone interconnesse tramite e-mail, blog, network, community e chat usano Internet come la prima piattaforma globale di scambio. È il mondo della collaborazione, della comunità, dell'auto-organizzazione che si trasformano in forza economica collettiva di dimensioni globali. È il luogo in cui consumatori, lavoratori, fornitori, business partner e anche concorrenti sfruttano la tecnologia per innovare insieme.


Per andare "oltre la crisi" dobbiamo cambiare completamente il nostro modello competitivo


Nella Wikinomics le scelte di collaborazione sono infinite: ad esempio, ci si può unire alla divisione virtuale di aziende come Procter & Gamble e contribuire allo sviluppo di nuovi prodotti; si può partecipare al design delle funzioni interattive della prossima Bmw. Questa nuova partecipazione peer production sta cambiando il modo in cui beni e servizi vengono inventati, commercializzati e distribuiti su scala globale e rappresenta un'enorme opportunità per ogni impresa e individuo (Tapscott e Williams, 2006).

Per andare "oltre la crisi" dobbiamo cambiare completamente il nostro modello competitivo. Un modello che specialmente negli ultimi tempi ha espresso avidità e ignoranza insieme, una miscela esplosiva che ha portato il pianeta a una crisi globale. Come ci avvertiva saggiamente qualche anno fa Gregory Bateson (1997): «Siamo tutti molto ignoranti e nell'ignoranza non ci può essere competizione». Nell'economia della conoscenza il futuro è la collaborazione.

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La business collaboration in Cisco System


La definizione di "business collaboration" fornita da un'azienda leader nel settore della high tech e dell'innovazione come la Cisco System Italia è la seguente: collaborazione strutturata (cioè formalizzata e supportata da specifici strumenti) tra persone che lavorano in team per raggiungere un preciso obiettivo aziendale. Le persone appartengono a più funzioni e/o a più aziende (fornitori, partner, clienti, consulenti, ecc.) e non sono tutte dislocate nella stessa sede fisica, rendendo complessa e onerosa la gestione delle attività in modo tradizionale (meeting di persone).


È stata evidenziata la necessità di adottare, per far fronte alle sfide quotidiane, una buona dose di flessibilità operativa, mentale e gestionale


Durante la terza edizione del Cisco Expo 2008, particolare importanza ha assunto il tema della collaborazione. Nei vari dibattiti è emersa la necessità, per le aziende, di apprendere il valore della collaboration che può essere realizzata tramite le tecnologie disponibili. Non solo: è stata evidenziata la necessità di adottare, per far fronte alle sfide quotidiane, una buona dose di flessibilità operativa, mentale e gestionale. In sostanza, è emersa l'importanza di un nuovo modo di fare impresa che responsabilizzi i dipendenti e ne favorisca la partecipazione, con l'obiettivo di generare innovazione. Considerando anche il fatto che i giovani nati con Internet hanno nella loro capacità collaborativa un vantaggio competitivo importante.

«Le aziende – commenta l'amministratore delegato di Cisco Italy Stefano Venturi – hanno a questo punto due scelte: chiudersi e vietare l'uso delle tecnologie di collaboration impedendo a questi dipendenti di esprimersi e generare valore, oppure consentirne un uso ragionato e strutturato, aprendosi alla flessibilità e partecipazione» (http://searchnetworking.techtarget.it, 29 febbraio 2008). «La generazione Y è la seconda rivoluzione di Internet [...]; la seconda rivoluzione è di aggregazione sociale con collegamento interattivo» basata su "internettari" nati dopo il 1981. Un vincolo molto forte, certo, ma «ci sono molte altre persone di età varie che hanno capito l'importanza dell'approccio alla collaborazione interattiva», spiega Venturi, che in Cisco spinge molto la business collaboration. Non solo, avere idee è fondamentale per essere considerati da Cisco. «Noi vogliamo gente con idee più che prodotti (è successo poche volte) ed è questo che sa scegliere l'investitore professionale. In Italia l'humus post-universitario è molto limitato. Facciamo spin-in: quando troviamo ingegneri che vogliono sviluppare un prodotto troviamo per loro un venture capital, li seguiamo e se va bene li acquistiamo (www.01net.it, 23 giugno 2008).

[Roberto Panzarani, fonte "Psicologia contemporanea"]


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